Cacopardo su l’Unità: Sicilia del ‘700, tra Eros e Santa Inquisizione

Una famiglia patrizia, i Limiri di san Gabriele, una fanciulla di natali borghesi molto bella, molto cosciente di esserlo, molto insoddisfatta e perciò molto pericolosa, Costanza Mondo, un nobile potente e raffinato, il duca di Elinunte, e il suo alchimista di fiducia, il misterioso bruno Mascarèm Andradas Pipnheco, e poi le amanti dei marchesini e i loro bracci armati, i famigli devoti e i campirei cruenti, e sullo sfondo due ordini religiosi, gesuiti e domenicani, al massimo d’uno sfarzoso, conflittuale dominio: con Carne viva, ambientato nella Sicilia a cavallo  tra il 1747 e il 1752, Domenico Cacopardo ci consegna un romanzo storico, come se ne facevano un tempo, con bella licenza d’invenzione.

Carne viva riprende nella prima parte la vicenda già narrata dallo scrittore-magistrato in Giacarandà, il romanzo edito da Marsilio nel 2002, e la prosegue.

In exergo l’autore ci spiega con precisione quanto, di già narrato, ritorni qui. Carne viva, insomma, è un frutto di un curioso work in progress: dilata, e poi prosegue ampiamente la vicenda narrata nel primo romanzo, così come, nelle pagine finali, non esclude un futuro seguito che arrivi fino in epoca garibaldina di sbarco dei Mille.

Su Costanza, dunque, nelle prime pagine mette gli occhi don Giulio Limiri, vent’anni più vecchio di lei e, invaghitosene, la sposa. Ma quella di Costanza è “carne viva”, è materiale ad alta temperatura erotica, e sfuggirà presto alla presa: si tratti di sedurre il cognato, il giovane don Nicola, o si tratti di rifugiarsi con una scusa nel palazzo di Elinunte elì – nel teatro di un raffinatissimo giardino di piante rare accudito dal duca -  cedere alle arti amatorie del soggiogante Mascarèm. Poi arriverà il colera, che troncherà a suo modo molti destini, e intanto gli ordini religiosi si combatteranno una guerra senza esclusione di colpi, compreso il ricorso a una ripristinata Santa Inquisizione e a efferate torture…

 

Cacopardo ambienta il romanzo nella Sicilia orientale, nel Messinese, da cui trae origine la sua famiglia. Lo stesso sfondo in cui, esplorando ai giorni d’oggi, è di sovente tornato con la sua serie di gialli con il dottor Agrò come personaggio fisso.
Qui, l’intento è più ampio: restituircene gli interi sapori, con un corteo amplissimo di personaggi (in apertura del libro l’elenco di essi si distende per quattro pagine).

 

Molte, e ben costruite, le scene corali, matrimoni, funerali, liturgie, epidemie. Accurata la ricerca del dettaglio, di quei particolari, cioè, di storia materiale -  abiti, arredi, cibi – che sono da viatico per entrare nell’epoca.

Manieriste, ma per lo più saporose, le psicologie dei personaggi: Carne viva è un romanzo che ne evoca molti altri, Costanza, è un esempio per tutti, è una giovane donna del Settecento che sembra aver letto e assimilato Il Gattopardo e Madame Bovary e sembra muoversi sulla scia di questi modelli, Angelica e Emma. Senonché la penna di Cacopardo è diversamente disinibita, e l’erotismo della sua eroina non resta dietro le cortine del letto, tutt’altro…

Romanzo poderoso, e generoso di materia, Carne viva, insomma, è un libro di godibile lettura, il genere di narrazione -  di altri tempi? – che fa evadere il lettore in un altro luogo e un’altra epoca. Un’epoca, in fondo -  per corruzione e ipocrisia, per violenza nascosta e probità pubblica, per sfarzo di alcuni e miseria di molti -  non così remota né esotica. No, non lontana dalla nostra.

di Valeria Trigo – L’Unità

 

<25th, May 2008 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

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