Dopo la pausa estiva, sabato 13 settembre, il Leoncavallo riapre: tre sale, tre musiche. Reggae, techno e trance. Ce n’è per tutti i gusti. Deve essere per questo che davanti al portone d’ingresso si accalca una lunga fila di persone: di ogni sesso, razza ed età. Nessun bambino e pochi anziani, a ben vedere. Donne e uomini, bianchi e neri, ragazzi e Peter Pan, invece, ci sono tutti. Si potrebbe dire che a Milano, il melting pot esiste: ma solo in certi luoghi. “Di dove sei?” . “Di Lambrate”, “Di Arona”, “Di Aicurzio”. Zone metropolitane o paesi della provincia. “Come ti chiami?”. “Lamine”, “Anil”, “Rody”. “Sì, ma da dove arrivi?” “Dal Gambia”, “Dallo Sri Lanka”, “Dalle Mauritius”. Molti di loro, sono italiani, a tutti gli effetti. Sono nati a Lambrate, ad Arona, ad Aicurzio. Sono immigrati di seconda generazione. Solo che agli occhi degli altri sono stranieri. Divergenze di sguardi, in cui è facile perdersi e non ritrovarsi. Le “feccie” di Sarkozy, che nell’autunno del 2005 sono salite alla ribalta della cronaca per gli scontri nelle banlieues parigine, erano francesi, a tutti gli effetti. Agli occhi degli altri erano stranieri. Quindi godevano di un diverso “trattamento”. Bisognerebbe interrogarsi sul perché uno straniero debba godere di un diverso “trattamento”. Abdoul Guibre, detto Abba, aveva 19 anni, era originario del Burkina Faso e abitava a Cernusco sul Naviglio. Il padre gli diceva “Non temere, sei italiano”. Bisognerebbe interrogarsi anche sul perché uno straniero debba temere. Pare che i media e la politica, se poi tra i due termini c’è ancora una distinzione, abbiano ottenuto l’effetto desiderato individuando nell’extracomunitario il pericolo da cui ci si deve difendere, con qualsiasi mezzo. Abba era un amante dell’hip hop e un lavoratore precario, caratteristiche che accomunano molti giovani, italiani e non. Dopo una notte trascorsa in un locale, in compagnia degli amici e della musica, voleva andare al Leoncavallo: lì, e forse solo lì, la serata finiva al mattino. Noi a quell’ora ce ne stavamo andando, lui non c’è mai arrivato. Le nostre strade si sono incrociate solo per un attimo, verso le sei, nei dintorni di Greco, a pochi passi dalla Stazione Centrale. Lui non sapeva nulla di noi, noi non sapevamo nulla di lui: noi poche ore dopo abbiamo saputo tutto di lui, leggendo i giornali e ascoltando la radio. E’ stato ammazzato domenica all’alba, da un padre e un figlio, entrambi pregiudicati, proprietari di un bar di via Zuretti: probabilmente perché aveva rubato un pacco di biscotti. La causa non produce l’effetto. Eppure la causa ha prodotto l’effetto. Fausto e Daniele Cristofoli, 51 e 31 anni, hanno fracassato a sprangate la testa di un giovane italiano di colore colpevole,pare, di furto: che si trattasse di una caramella o dell’incasso poco importa. In realtà il fatto che il valore del bottino, tradotto in soldi, fosse pari a una manciata di euro rende solo la situazione più agghiacciante. Perché a Milano, come altrove, sembra quasi normale farsi giustizia da soli. Di fronte a quella che viene vissuta come una violazione della proprietà privata si reagisce con una violenza che in alcuni casi diventa efferata. Tra questi casi c’è il colore della pelle. Tra gli altri ci sono il credo religioso e l’orientamento sessuale. Se sei nero, musulmano e gay devi temere. Se sei italiano, forse, non devi temere. Ma se sei italiano nero, musulmano o gay sicuramente ti conviene temere. Anche se gli italiani brava gente non sono razzisti. E se ti urlano “Negro di merda” mentre ti prendono a bastonate è solo per modo di dire: stanno usando un intercalare come un altro. Infatti il pm Roberta Brera, magistrato titolare del fascicolo aperto dalla procura di Milano sull’uccisione di Abdoul Guibre, non contesta ai due responsabili del delitto l’aggravante di aver agito per odio razziale: l’accusa è di omicidio volontario, per futili motivi. Nove anni fa, il 25 settembre del 1999, Radio popolare aveva promosso una manifestazione notturna: al Parco Nord di Milano si erano riunite circa ottomila persone che, con le torce, avevano composto la scritta “Milano fa male”. Il 14 settembre del 2008 Milano fa male, e anche il resto dell’Italia non si sente tanto bene.
Gabriella Kuruvilla - http://www.myspace.com/gabriellakuruvilla
Acquista on line E’ la vita, dolcezza, disponibile con il venti per cento di sconto



















