Prima guerra mondiale. Dopo aver travolto gli armeni, la furia dell’Impero ottomano minaccia di abbattersi anche sul popolo d’Israele in Palestina, dove molte famiglie, giunte da nazioni diverse, si erano insediate, imparando a convivere con gli arabi. È allora che un gruppo di giovani ebrei decide di istituire una rete di spionaggio per favorire la liberazione del territorio da parte degli inglesi. Nasce così il NILI (acronimo di Netzach Israel lo Ishakare, La Gloria di Israele non mentirà e non si pentirà), dal coraggio di semplici uomini che durante il conflitto, a rischio della vita, da Alessandria ad Haifa sfuggirono ai turchi per trasportare armi e aiuti, fornendo alle truppe del generale Allenby, di stanza in Egitto, informazioni decisive sulla dislocazione del nemico. Fitto è il mistero che avvolge le loro vicende, e che l’autrice svela con passione e rigore scavando, attraverso lettere, diari e testimonianze, dentro pagine di storia fino a oggi ignorate: Absalom Feinberg, figura emblematica; Alex Aaronsohn; Aaron Aaronsohn, agronomo di fama mondiale, scomparso in circostanze mai chiarite; sua sorella Sarah, testimone oculare del genocidio degli armeni e presunta unica donna di Lawrence d’Arabia, e molti altri giovani coraggiosi. Quando il gruppo viene denunciato dall’Yishuv (la comunità ebraica fedele agli ottomani), Sarah, pur di non tradire, sarà disposta, come molti, al sacrificio per veder rinascere la propria nazione. Tanto determinante fu il ruolo del NILI, quanto nullo il merito che gli venne tributato. L’Yishuv seguitò a combattere contro gli inglesi e gli arabi fino all’indipendenza, eppure se il NILI e i suoi alleati avessero avuto il sopravvento, cosa sarebbe ora la Palestina? Forse un unico Stato arabo-ebraico, in pace con il mondo.
Anita Engle, ricercatrice inglese, autrice di diverse monografie, ha indagato il mistero che si celava dietro la figura di Sarah Aaronsohn e del gruppo ebraico NILI, che agirono in terra di Palestina nei primi anni del Novecento.
«Né Aaron né il NILI vengono menzionati o elogiati in tutti i resoconti ufficiali o anche semiufficiali della campagna in Palestina. Il che non sorprende. Erano spie, spie straniere e, come disse Aaron una volta, “non me li vedo gli inglesi a onorare delle spie”. Ma il NILI ottenne ancora meno. Il capitano Alex Aaronsohn, che entrò a Gerusalemme con i liberatori, pregò il generale Allenby, in occasione della posa della prima pietra dell’Università ebraica, di spendere una parola sui servizi resi dal NILI nella conquista della Palestina. I suoi membri, morti o ancora viventi, venivano considerati come dei paria dagli ebrei palestinesi. La famiglia Aaronsohn subì l’ostracismo, e contro Sarah e Aaron circolarono le accuse più infamanti. Una sola parola di Allenby, nel corso di questa prima occasione pubblica della nuova Palestina, avrebbe salvato l’onore del NILI. Ma quella parola Allenby non la disse.»
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