In Africa, scacco agli eredi dei conquistatori
Zimbabwe Storie al tempo della dittatura di Mugabe, quando vennero espropriati i maggiorenti bianchi
di Claudio Gorlier
Ricordo, una ventina di anni or sono, le eleganti residenze delle opulente famiglie bianche nel centro di Harare, la capitale dello Zimbabwe.
Per ribadire la loro ascendenza, i proprietari avevano fatto trasferire alberi dall’Inghilterra, in netto
contrasto con la vegetazione africana.
Proprio nello Zimbabwe è ambientato Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin, dove l’astuta, spumeggiante misura narrativa si fonde con la rievocazione autobiografica. Il narratore in prima persona rappresenta una vicenda esemplare pur nella sua inquietante complessità.
I suoi genitori si erano trasferiti dopo la seconda guerra mondiale dall’Inghilterra nell’allora Rhodesia,
un paese letteralmente posseduto, anche sul piano politico, dai bianchi, e divenuto indipendente dopo una sanguinosa guerra civile. Ma i Godwin avevano intessuto un rapporto diretto, profondo con la gente del posto, in un senso autenticamente culturale: ecco perché il titolo del libro riproduce un’espressione indigena, che immaginosamente rappresenta un’eclisse di sole.
Peter, nato e cresciuto in Rhodesia ma ormai stabilitosi a New York grazie a una brillante carriera, e dunque in possesso di una doppia identità, africana e americana, ritorna in Zimbabwe chiamato
dalla madre, settantatreenne, perché il padre è gravemente ammalato.
Trova il paese nel caos provocato dall’iniziativa del Presidente Mugabe di espropriare i proprietari terreni
bianchi, letteralmente minando l’economia. Incidentalmente, stiamo ancora assistendo all’impatto della rovinosa politica di Mugabe, un tempo intelligente politico uscito dalla guerra di liberazione e trasformatosi poi in ferreo dittatore.
Così, la storia famigliare dei Godwin si intreccia con il dramma del paese, mentre i genitori, il padre ammalato, la madre che esercita la professione medica, la sorella, profondamente turbata, rifiutano
di lasciare il paese. Esploderà la tormentosa rivelazione: Peter apprenderà dai suoi che non sono inglesi, ma profughi ebrei dalla Polonia, rifugiatosi in Gran Bretagna. La morte del padre sanziona il dramma: verrà cremato, e il fuoco che lo incenerisce, il fumo che esce dal forno acquista una valenza
lucidamente emblematica.
Peter tornerà a vivere a New York, uomo diviso tra tre continenti.
(…)
Tuttolibri dell’11/10/08
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