Leroy sul Corriere: La coppia che ha inventato la celebrità

Cultura Incontri Gilles Leroy, vincitore del Goncourt 2007

La coppia che ha inventato la celebrità

La storia sfrontata e ambiziosa di Zelda e Scott Fitzgerald: passione, rancori, follia

BOISSY LÈS PERCHE (Normandia) – Prima dei maledetti del rock destinati a bruciare giovani come comete, prima dei bellissimi e ubiqui Angelina Jolie e Brad Pitt ci furono – quasi un secolo fa – Scott e Zelda. «Eravamo in prima pagina, mettevano il nostro ritratto sulla facciata dei teatri e dei cinema di Manhattan. Ci pagavano grosse cifre per delle pubblicità che a noi costavano solo la fatica di arrivare puntuali, sobri, sorridenti e in ordine. Siamo stati noi a inventare la celebrità, e soprattutto il suo commercio», racconta Zelda a uno dei suoi 100 psichiatri. L’ io narrante di Alabama Song (Baldini Castoldi Dalai editore, pp. 214, 16,50, traduzione di Margherita Botto) è Zelda Sayre, la «Southern Belle» che si fece diseredare dai ricchi e potenti genitori, padroni di Montgomery, per sposare Francis Scott Fitzgerald, «ventun anni e già molte virtù», futuro autore del Grande Gatsby. Una Zelda così, spietatamente sincera, vitale, sensuale, impertinente, e poi via via disperata, perseguitata, infelice fino alla pazzia, la dobbiamo a Gilles Leroy, autore 50enne che ha conquistato il premio Goncourt 2007 raccontando gli Anni Venti, il Sud segregazionista, la Manhattan del cinema, la Parigi del jazz e della libertà sessuale e – soprattutto – l’ animo di Zelda, scrivendo nella sua casetta persa tra i boschi della Normandia, a qualche chilometro dal paesino di Boissy Lès Perche: 500 abitanti. «Il personaggio di Zelda mi affascina da quando ero ragazzo, da quando ho cominciato a leggere i grandi americani come Faulkner e Fitzgerald – spiega Leroy nella cucina semplice e accogliente, una credenza anni Cinquanta e pochi fiori -. Mi ha sempre attratto quella vita all’ inizio spettacolare, ambiziosa, sfrontata, e poi la rapida dissipazione, la vertigine dell’ autodistruzione. Come successe a mio padre, uomo d’ affari di successo caduto in rovina». Leroy ha scelto di vivere isolato non certo per misantropia, è una persona gentile e ospitale; come molti parigini ha abbandonato la capitale per i costi inabbordabili degli appartamenti, e perché nel silenzio umido di Boissy riesce a scavare dentro di sé, dentro le letture di una vita, e a dipingere personaggi vividi come la Zelda capace di tradire Scott e innamorarsi perdutamente del suo aviatore francese: «Gli uomini francesi, non è che siano più belli, tutt’ altro. È solo che ci desiderano: per loro una donna che cede non è una puttana, ma una regina», le fa dire Leroy. Domani si assegna il Goncourt 2008; vincerlo l’ anno scorso, per Gilles Leroy, è stato decisivo. «In Francia i premi sono piuttosto rispettati – spiega -, si parla naturalmente anche da noi delle manovre delle case editrici, ma un Goncourt ha ancora un valore letterario importante. I miei romanzi precedenti avevano avuto ottime recensioni, ma poco pubblico. Il Goncourt mi ha dato la fama, e mi ha permesso di restare in questa casa: poche settimane prima ero al verde, non avrei saputo come continuare a pagarla». Alabama Song naturalmente non è una biografia, ma un romanzo che prende a prestito personaggi realmente esistiti. «È un po’ lo stesso processo che ha usato Joyce Carol Oates per Blonde (su Marilyn Monroe) o Michel Schneider per i romanzi su Glenn Gould e ancora Marilyn. Alcuni episodi sono veri, altri – come quello dell’ interruzione di gravidanza di Zelda – inventati. Attraverso Zelda parlo di me. Paradossalmente, Alabama Song è il mio romanzo più personale». Prima di Leroy, a vincere il Goncourt era stato Jonathan Littell con il fluviale Le Benevole, oltre 900 pagine. Alabama Song tocca molti temi, con poche frasi Leroy è capace di evocare un mondo: non è mai superficiale, eppure il romanzo è lungo poco più di 200 pagine. «Credo questo rifletta la velocità, l’ urgenza, la frenesia di Zelda e Scott. Il mio non è un epico affresco storico ma innanzitutto un viaggio nel cuore e nella mente di Zelda, una donna troppo avanti per il suo tempo». Ben presto l’ amore di Scott per il bourbon supera quello per la moglie. «Lui incoraggiava quegli eccessi che mandavano alle stelle le nostre quotazioni in società e soprattutto ci procuravano una pubblicità vantaggiosa», dice Zelda. Che si presentava alle feste in abito da uomo, capelli imbrillantinati e scollatura vertiginosa, amava indossare costumi da bagno color carne e adorava ballare in modo travolgente, senza curarsi di nascondere caviglie, ginocchia, gambe. Il suo matrimonio con Scott va presto a rotoli, Zelda dipinge e scrive ma l’ uomo del Nord, distrutto dall’ alcol, le ruba intere pagine per compensare il suo vuoto d’ ispirazione. Scott e Zelda diventano due nemici in competizione. Prima di venire interdetta, internata, sottoposta alle cure crudeli di psichiatri assoldati dal vendicativo marito, Zelda fa in tempo a vivere l’ unico grande, «indecente», vero amore della sua vita, quello per Edouard Jozan, l’ aviatore francese: «Le persone che si amano sono sempre indecenti. E per chi ha perso l’ amore guardare gli amanti è una tortura da respingere sputandoci sopra o deridendola». Dopo 200 pagine scritte a Boissy Lès Perche facendo parlare Zelda, l’ autore ha viaggiato in Alabama grazie a una borsa di studio del ministero degli Affari esteri francese, e lì ha scritto, ancora in prima persona ma tornato Gilles Leroy, le ultime sette pagine del romanzo. Cita il Montgomery Advertiser dell’ 11 marzo 1948, che in un trafiletto dà notizia della morte di «Zelda Sayre, moglie dello scrittore Scott Fitzgerald, deceduta nell’ incendio della sua clinica, l’ Highland Hospital, ad Asheville, Carolina del Nord, dove era in cura da oltre dieci anni per disturbi mentali». È morta tra le fiamme. «La morte dei ribelli, delle streghe, dei santi. La morte dei devianti», dice Leroy. Appuntamenti Leroy partecipa alla X edizione di «Scrittorincittà», a Cuneo dal 13 al 16 novembre. L’ appuntamento è per domenica 16 (ore 15), al Centro Incontri della Provincia. Con lui ci sarà anche Mario Desiati

Stefano Montefiori

(9 novembre 2008) – Corriere della Sera

<11th, November 2008 - categoria: Rassegna stampa, Uncategorized - commenti: Nessuno

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