Dice: “Capita che un libro parta male, tra mille difficoltà. Ma qualche rara volta le porte si aprono, miracolosamente, e tutto fila liscio. Questa volta è andata bene”. Gilles Leroy sembra ancora stupito per la fortuna che ha avuto con il suo Alabama song (Baldini Castoldi Dalai editore, pagg 214, euro 16,50). Poi conclude, esitando, preoccupato di mostrarsi troppo vanaglorioso: “Ho avuto grandi soddisfazioni in Francia, fino al prestigioso Premio Goncourt. Ora ne sto avendo in Germania e in Italia: la mia vita è cambiata di colpo”.
Il libro parla di Zelda, la moglie di Francis Scott Fitzgerald.
A vent’anni adoravo Fitzgerald, lo splendido autore di Il grande Gatsby. L’enfant prodige che aveva esordito giovanissimo ed era diventato un personaggio cult. Con il tempo, però, le mie simpatie sono passate a Zelda. La moglie tormentata e infelice.
Quando ha cominciato a scrivere di lei?
Tre anni fa. L’idea mi affascinava, anche se dubitavo di trovare un autentico interesse. La storia di Zelda mi pareva troppo singolare, troppo estrema per piacere a tutti.
Evidentemente sbagliava…
Già. Quasi per paradosso molte donne si sono rispecchiate nella vicenda di questa creatura bella, talentosa, sfortunata e misteriosa. L’ho studiata a lungo, ma so bene di non avere risolto tutti i suoi enigmi.
E’ vero che il marito le rubava spunti e racconti?
E’ accertato che molte pagine di Belli e dannati sono state tolte di peso dai diari di Zelda. Sul resto, siamo meno sicuri. Pare, comunque, che all’inizio lei fosse felice di aiutare il marito. Poi, però, si è stufata e ha subito a denti stretti quei prelievi letterari.
Per la frustrazione finì dritta in manicomio…
Questo è tutto da vedere. Negli Anni 20 e 30 le ragazze ribelli venivano rinchiuse con grande facilità, come schizofreniche.
Il suo è un romanzo…
Ho rispettato la verità dei fatti, giocando però di fantasia.
E’ andato anche in America.
Ho visitato i luoghi di Zelda grazie a una borsa di studio del ministero degli Esteri. Non avrei potuto finanziare il viaggio da solo. A quel tempo non arrivavo neppure a fine mese.
Anche se aveva già pubblicato undici libri lodati dalla critica?
La critica mi amava, ma vendevo poco, perché non piacevo al pubblico. La mia fortuna è cominciata con Zelda Fitzgerald.
Mai pensato di smettere?
Mai. Dal 1996 vivo in campagna e scrivo a tempo pieno.
Parigi non le manca?
Cosa vuole che le dica, sono una specie di eremita. Mi sveglio all’alba e alle dieci della sera, quando i miei amici escono per divertirsi, io sono stanco morto e vado a dormire, sognando le storie che scriverò il giorno dopo.
Nicoletta Sipos
Chi del 24/12/08
Abama song
Gilles Leroy
Baldini Castoldi Dalai editore




















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