Passaporco diplomatico, l’estratto

3 NOVEMBRE.

Era il compleanno di Maggie, che Jeremy si era perso: era a Bruxelles per una conferenza.

Sono passato a prendere Minnie al suo appartamento e l’ho portata in macchina al lago Attersee. È piovuto tutto il tempo. Minnie ha mangiato ogni sera una trota salmonata ed era in splendida forma. Kracher ha degli ottimi vini. ***

Tre asterischi! Il suo appartamento? Cos’era tutta questa intimità con un agente dei servizi segreti? E perché Jeremy non era a Bruxelles?
Con la fredda lentezza di un ghiacciaio che si scioglie, un dubbio cominciò a insinuarsi in Maggie. Venticinque anni di matrimonio si sgretolarono come un biscotto sotto un tacco. La mano che
teneva il taccuino prese a tremare. Sarebbe stata una lunga notte.

Maggie staccò il telefono, tirò fuori dal cassetto tutti i taccuini e li ordinò cronologicamente, anno per anno. Cominciò dall’inizio, tre anni e mezzo prima, e si fece strada attraverso cinquantacinque taccuini, fino al giorno della morte di Jeremy.

Minnie era menzionata quasi subito. Come in un sandwich, fra gli strati degli appuntamenti e delle istruzioni
a Mackintosh e a Zoltan, l’autista, Jeremy aveva annotato ogni rendez-vous con l’insaziabile divoratrice di pesce, Minnie. Ogni menzione era immancabilmente seguita da una serie di asterischi, il cui significato aveva lentamente penetrato l’ingenua corteccia cerebrale di Maggie, la quale aveva realizzato con sconcerto
di non ricordare l’ultimo asterisco che la riguardasse. Era stato dopo il party di Capodanno all’ambasciata del Perù? Appena dopo il loro primo incontro, il compleanno di Minnie viene festeggiato con l’astice – l’astice! – un lusso sconosciuto nella sua vita privata con Jeremy – e Jeremy aveva persino annotato un
commento su com’era sexy Minnie mentre si leccava il burro dalle dita!

Maggie sentiva montare la rabbia che, sommata allo sherry, le dava la sensazione di avere la testa come un lampione stradale. Fissò furente la propria immagine riflessa nello specchio sopra il camino e si sorprese a lottare con l’insopprimibile desiderio di mandarlo in frantumi con uno di quei ferri per attizzare il fuoco. Ma
era proprietà del governo; tutto quanto era proprietà del governo, persino lei e Jeremy erano stati proprietà del governo per tutti quegli anni…

A un certo punto Jeremy e Minnie si trovavano insieme a Roma. Doveva essere stato quando la madre di Maggie era in fin di vita e Maggie era da sua sorella, Sue, nell’Herefordshire. Proprio nel momento del bisogno, Jeremy se ne stava a copulare a Roma? Era davvero pazzesco. Jeremy aveva portato Minnie nel locale che, ai tempi del suo incarico in Italia, era il loro ristorante preferito. Maggie si chiese se i camerieri fossero gli stessi; si sarebbero ricordati di lei, e avrebbero notato che Jeremy stava cenando con una donna che non era sua moglie. Giuseppe, ad esempio. Di sicuro avrebbe inarcato un sopracciglio. Chissà quante altre persone avevano visto Jeremy con Minnie, si domandò Maggie. Lo sapevano in ufficio?

Era difficile tenere segrete cose del genere in un’ambasciata. Si erano scambiati cenni e sguardi di commiserazione alle sue spalle? Perché una moglie cornuta fa sempre ridere? E poi, Jeremy e Minnie
si erano comprati le scarpe da Ferragamo! Mentre Maggie doveva economizzare con quelle scomodissime scarpe indossate tra l’altro anche per il funerale del marito.

Nel diario di Jeremy figurava almeno un appuntamento a settimana con Minnie. Nel mezzo c’erano telefonate, di cui erano riportati brani incomprensibili. Minnie era andata a un concerto, Jeremy le aveva spedito un mazzo di fiori. Ah, il fioraio! E tuberose, per di più, a volontà. Minnie aveva incontrato qualcuno dell’ambasciata in palestra. Si era tagliata i capelli e il nuovo taglio le donava parecchio. Nel pomeriggio avevano visto un film insieme. Bene, quanto a questo, Minnie poteva accomodarsi: Maggie e Jeremy avevano gusti diversi in fatto di cinema. Maggie preferiva le pellicole romantiche, mentre a Jeremy piacevano le cruente scene di guerra e i film di fantascienza. Ma il film in questione era una vecchia pellicola in francese
programmata in una sala d’essai… che strano.

Durante il loro primo inverno a Vienna, Jeremy era persino andato a sciare con Minnie a Kitzbühel per una settimana! Doveva essere stata quella volta che le aveva detto di dovere andare a Londra per delle consultazioni. Ora ricordava. All’epoca, aveva obiettato che una settimana le sembrava un sacco di tempo, e Jeremy aveva risposto che avrebbe approfittato del viaggio per far visita a un parente. Per una volta, Minnie sembrava aver preferito la fonduta al pesce, e nei rifugi di montagna avevano bevuto un vino caldo speziato, il Glühwein. Né Maggie né Jeremy erano sciatori provetti; avevano avuto poche occasioni di cimentarsi. Ma senza dubbio Minnie, essendo austriaca, era nata con gli sci ai piedi, abbronzata e bellissima mentre scendeva con i pantaloni da sci attillati dai pendii innevati. Oh, ma quanto era ingiusto tutto ciò!

Maggie non si era mai sentita inadeguata prima di allora. Si era sentita abbastanza all’altezza nel comportarsi decorosamente in pubblico in qualità di moglie di Jeremy e al sicuro nella loro vita privata; dai rari complimenti che Jeremy le rivolgeva, aveva sempre avuto la certezza di agire per il meglio. E ora si trovava a dover ammettere di essere stata giudicata inadeguata. Chiaramente Minnie aveva da offrire molto di ciò che a lei mancava. Forse aveva dato suo marito per scontato. Forse si era un po’ lasciata andare ultimamente, scivolando nella mezza età. Non aveva più la figura snella della ragazza che Jeremy aveva sposato, abbagliata dalla sua eleganza e dallo splendore annunciato della futura carriera. Forse era
vero quel che si leggeva nelle riviste: una donna dovrebbe portare biancheria di pizzo e usare costose creme di bellezza per il viso. Maggie comprava la biancheria nei grandi magazzini, e la sera luccicava unta di crema Nivea: era ovvio che ciò offuscava il suo fascino. Poteva sempre mettersi a dieta, ora che le cene ufficiali
dell’ambasciata appartenevano al passato. Ma a che pro, visto che Jeremy non era più lì per apprezzare la differenza?

Se soltanto Jeremy non fosse morto. Avrebbe potuto affrontarlo, rimproverarlo, sbattergli in faccia il suo risentimento. Se Jeremy fosse stato lì davanti a lei, ora, avrebbe potuto saltargli sulle scarpe ben lucidate; avrebbe potuto salire su una sedia e arruffargli l’immacolata chioma argentea o mandare in frantumi l’espressione di vago sdegno dipinta sul suo volto, colpendolo con uno dei suoi tanti trofei vinti a golf.
Alla fine, Maggie si addormentò sul divano, esausta e un po’ brilla. Il suo ultimo pensiero, mentre chiudeva gli occhi, fu che, a differenza di suo marito, Minnie era ancora viva…

Tratto da: Anne Marshall Zwack – Passaporco diplomatico – Baldini Castoldi Dalai editore

<29th, December 2008 - categoria: Estratti - commenti: Nessuno

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