Secondo alcune stime, ogni anno negli Stati Uniti entrano legalmente circa un milione di persone, e forse un altro mezzo milione entra clandestinamente. In Europa arrivano circa 2,8 milioni di stranieri all’anno e altri 800.000 entrano clandestinamente.
In ogni caso si tratta di cifre molto approssimative. Il Canada, con una popolazione di 32 milioni di abitanti, concede il permesso di soggiorno a 235.000 immigrati l’anno; l’Australia, con una popolazione di 19 milioni, a circa 150.000 (ma circa 60.000 stranieri lasciano ogni anno il Paese).
Si tratta di numeri ingenti, ma ciò che li rende particolarmente significativi è il fatto che nei Paesi ricchi nascono molti meno bambini di un tempo. Ciò vuol dire che gli immigrati non solo formano una parte crescente della forza lavoro e della popolazione dei Paesi ricchi, ma contribuiscono in modo notevole all’incremento demografico. Un europeo su dieci e un americano su otto sono nati all’estero, così come un canadese su cinque e circa un australiano su quattro. Due australiani su cinque hanno un genitore nato fuori dal Paese.
Un dato ancor più interessante è quello relativo all’immigrazione nella seconda metà degli anni Novanta, che ha contribuito ai tre quarti dell’incremento demografico negli Stati Uniti e arginato, con l’arrivo di 5 milioni di stranieri, il decremento della popolazione europea che altrimenti, nello stesso periodo, sarebbe calata
di 4,4 milioni di individui.
L’immigrazione ha già cambiato l’aspetto di molte nazioni ricche. Nel 1970 i cittadini statunitensi nati all’estero erano solo 10 milioni. Oggi ufficialmente sono oltre 37 milioni – senza contare i milioni di clandestini che arrivano soprattutto dall’America Latina e dall’Asia.8 In un Paese diviso dalle tensioni razziali
e frammentato dalle conseguenze non volute dell’«affirmative action» (il progetto mirante ad aiutare i neri e le altre minoranze attraverso la discriminazione positiva), la nuova ondata di immigrati ha sollevato un acceso dibattito sul cambiamento del volto degli Stati Uniti.
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Tratto da Philippe Legrain – Immigranti Perché abbiamo bisogno di loro – Baldini Castoldi Dalai editore



















