Corriere della Sera: Un delitto per Matilde, all’ ombra di Giuseppe Genna

Misteri Il modo di descrivere il Male, l’ attenzione per la cronaca recente, i risvolti visionari fanno pensare che, dietro questa storia piena di santoni e esorcisti, si nasconda l’ autore di «Dies Irae»

C’ è del gioco e del romanzo nell’ Assedio del male di Lidia Colleoni (Baldini Castoldi Dalai, pp. 304, 17,50). Dove il gioco è nel nome dell’ autore: al femminile, con cognome alla bergamasca registrato a Brescia; per un’ opera prima nata infine a Roma. Dove però di femminile, oltre a Matilde, ispettrice dei NIS, credo ci stia solo la vocale conclusiva del cognome di chi ritengo il vero autore. Ma per venire al romanzo. Al centro ci sta un’ indagine su un omicidio a San Giovanni Rotondo affidata a Matilde, vera devota di Padre Pio: con questi davvero quale coprotagonista d’ una vicenda intricata e sempre più misteriosa, in cui s’ affollano altre morti, sgambetti tra RIS e NIS, servizi segreti, un attraente ambiguo commissario, santoni, esorcisti (padre Amorth), ma pure una drammatica vicenda d’ aborto con la più cara amica di Matilde. Tutto in un’ atmosfera da incubo, perché Matilde si muove sempre tra visioni e allucinazioni, quasi controfigura di Padre Pio nella lotta col demonio che le si offre in forme umane e col rumore di sassi nel muro. Un Padre Pio da cui vengono anche input per l’ indagine, dove però, per vincere, alla tensione miracolistica deve accompagnarsi un’ intuizione lucidamente guadagnata da una personale e vittoriosa lotta col demonio, grazie alla preghiera. Tutto per un romanzo a due velocità: più lenta la prima, per l’ accentuazione dei depistaggi del Male e un’ eccessiva insistenza sulle allucinazioni, come pure per la vicenda dell’ amica Betta. Svelta e incalzante la seconda, specie nelle ultime cento pagine, dai continui colpi di scena in crescendo di ritmo, a dire d’ un autore «del mestiere». Un autore che ha giocato a mascherarsi anche stilisticamente, tanto che casa editrice, presenza del Male, certe soluzioni stilistiche m’ hanno suggerito il nome di Raoul Montanari. Per poco. Perché ripensando: a come il Male viene affrontato e svolto strutturalmente anche in romanzi recenti; ai trascorsi nel thriller, nel noir e tra servizi deviati; all’ attenzione alla cronaca più recente; ai risvolti nel visionario (con molti di questi aspetti a richiamarmi il suo Dies Irae); al riaffacciarsi dopo un centinaio di pagine anche quel suo caratteristico stile franto e nominale, stilemi aggettivali, situazioni (il pozzo): soprattutto il doloroso viaggio di Matilde dentro la propria «Caina» interiore, mi sbaglierò, ma mi è stato difficile non pensare, come autore, a Giuseppe Genna.

Paccagnini Ermanno
fonte: Corriere della Sera

<11th, February 2009 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

Leave a Reply

© B.C.Dalai eidtore S.p.A.