Tuttolibri: L’assedio del male

Padre Pio, fate luce sul delitto
di Sergio Pent
Inquietante. E’ l’aggettivo giusto, ideale, per definire la portata emotiva di questo singolare romanzo – L’assedio del Male – che dietro il nom de plume di Lidia Colleoni cela un personaggio ben conosciuto del panorama editoriale.

L’inquietudine deriva dall’atmosfera plumbea, a tratti malsana, che grava su quello che dovrebbe risultare – a conti fatti – un noir provinciale torpido e delirante che di per sé non aggiungerebbe molto all’elenco ormai chilometrico del genere. Mala genialità, come ben sappiamo, ha origine nel dettaglio. E l’originalità di questo romanzo ha un nome che, appunto, può risultare inquietante quando non genera
estasi da fede cieca e assoluta: Padre Pio.

L’ombra e l’immagine onnipresenti del frate di Pietrelcina ormai assurto alle schiere dei Santi, grava su tutta la narrazione come un macigno sempre sul punto di rotolare sui miseri, deprimenti fatti del mondo, sovrasta i personaggi come una minaccia più che una protezione, condiziona – perché in fondo è così – tutte le dinamiche di una storia solo all’apparenza intricata, che si risolve con l’arresto di colpevoli banalmente umani.
Ma è la fede, su tutto, a prevalere, motivando e spesso giustificando le azioni dei protagonisti, sullo sfondo di una Puglia assai poco turistica, accentrata sulle aggrovigliate masse di fedeli che accorrono in
cerca di un miracolo all’oasi santificata – e mercificata – di San Giovanni Rotondo. Matilde Volitani, funzionaria del Nucleo Investigazioni Speciali, si trova calata nel sogno perpetuo di questa dimensione spirituale che grava sul territorio come un sudario intriso di emozioni malate, ossessive.Tutto ciò che Matilde incontra nella sua indagine per omicidio, risale in qualche modo alla figura di Padre Pio. Lei stessa, devota ma diffidente, sentimentalmente frustrata ma attanagliata da oscuri desideri, combatte con un raziocinio spesso conflittuale certe manifestazioni – e certi incubi – che accompagnano la sua ricerca del colpevole.

Chi ha ucciso la moglie di Michele DeToma – anche lei Matilde – e chi ha fatto credere che la figlia sedicenne Amanda si sia suicidata in seguito alla morte della madre? L’indagine di Matilde Volitani è questa, ma l’apparenza dei fatti è puntualmente sconvolta e contrastata da conflitti, accadimenti
sensazionali, apparizioni – l’uomo con il panama, presente ovunque nei momenti determinanti – che fanno credere a una precisa cospirazione del Male.

La voce del Male e quella della Fede giocano il ruolo determinante in questa vicenda che si legge – sarà suggestione, ma a noi è accaduto – con circospezione, con il timore di incappare in qualche dettaglio che smuova il solido castello della fascinazione popolare su cui si regge il mito del Santo. Perché è questa l’impressione generale: la fede lascia spesso il posto alla suggestione collettiva, quella in cui è
facile cadere quando manca il raziocinio. E proprio in questa lotta tra terra e cielo, tra santone opportuniste, perversioni provinciali e tradizioni rurali ancorate al Medioevo, Matilde è accompagnata dallo sguardo penetrante del Santo, spesso vissuto più come un incubo che non unaiuto miracoloso.

Il romanzo funziona, corre dritto alla soluzione del caso con energia e convinzione, ma il vero protagonista è Lui, il frate di Pietrelcina, onnipresente nella vicenda, dalle immagini sulle pareti
di tutte le case – anche quelle degli assassini – al contesto spesso più affaristico che religioso
in cui si muove la folla delle anime in cerca d’aiuto. Un noir che mette i brividi, ma di quelli che arrivano quando la linea delle nostre convinzioni si scontra con il mistero di qualcosa di imperscrutabile in cui forse si nasconde ogni nostra debolezza.

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<2nd, February 2009 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

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