Facebook in love

Un libro (con prefazione di W.) spiega come sia diventato un incubo l’amore ai tempi di Fb.

E’ bello sapere che su Facebook ci possiamo impegnare per una giusta causa. E’ più bello sapere che lo possiamo fare “con la stessa ipocrisia che useremmo nella vita vera”. Lo garantiscono Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati in L’amore ai tempi di Facebook (oggi in libreria Zelig Editore). Walter Veltroni tramite prefazione appone il suo marchio, e finalmente abbiamo la certezza.

L’ex segretario ai libri offre sempre generosamente il suo viatico, agli autori allunga sempre una benevola carezza. Per leggerli, il tempo verrà (ora che il tempo è venuto, i titoli da smaltire sono più di sessanta). Ci vuol coraggio a invocare “la bella politica” e una “nuova forma di democrazia facebookiana”, quando poi i due autori accostano l’ipocrisia alle giuste cause. E per 168 pagine -  pacatamente e serenamente, con il rischio che il lettore non ipocrita si addormenti – descrivono Facebook e i riti della tribù in un modo che (Hitchcock ci perdonerà) possiamo riassumere soltanto così: “Facebook è come la vita, con le parti noiose moltiplicate”.

Tutte le cose che da sempre abbiamo cercato di fuggire, si presentano su Facebook ingigantite. Ne avevamo il sospetto, ora gli esperti lo confermano. Per anni abbiamo cercato di fuggire i compagni di scuola che gorgheggiano “ciao, ti ricordi di me?” e organizzano rimpatriate. Facebook è il loro regno, ti acchiappano anche se nel frattempo hai cambiato città. Per anni abbiamo cercato di evitare le serate con le diapositive delle vacanze prima, e quelle dei pupi, poi. Su Facebook c’è lo spazio per esibirle e commentarle. Per anni abbiamo pensato che i quiz con le domande “che verdura sei?” ” a quale città somigli?”, fossero l’anticamera del suicidio per noia, paragonabili soltanto alle discussioni sui segni zodiacali.

Facebook fa circolare i questionari nella versione 2.0 (e ovviamente gli esperti mettono in guardia gli incauti: “Se hai qualcosa da ridire sei un maledetto snob”). Per anni abbiamo pensato che i fan club fossero cose di cui non vantarsi, passata l’età dei brufoli. Facebook prolunga l’età ingrata a piacere. Per anni abbiamo sperato in conversazioni meno narcise di quelle che mediamente capita di ascoltare, a cena o negli scompartimenti ferroviari. Facebook invita a diventare fan di se stessi.

L’illusione del corteggiamento

L’unica speranza era riposta nel corteggiamento, attività in via di estinzione che Facebook avrebbe potuto rilanciare. A dispetto del titolo, Carzaniga e Civati tolgono ogni residua illusione. Son più le storie che Facebook distrugge, delle scintille scoccate. Il corteggiamento (in cuor suo ognun lo sa, anche se finge di no) richiede una buona dose di bugie. Come si fa a raccontarle se anche gli amici degli amici degli amici – per non parlare degli ex che spuntano come funghi dopo la pioggia – sono lì a spiare ogni mossa?

di MariaRosa Mancuso – Ilfoglio

<3rd, March 2009 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

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