Famiglia Cristiana: La musica è finita?

RISPONDE MIMMA GASPARI, “ADDETTA AI LAVORI” E AUTRICE DI UN SAGGIO CHE, RACCONTANDO IL PASSATO, METTE IN LUCE I GUAI DEL PRESENTE. E TROVA D’ACCORDO IL MINISTRO MELONI E LINUS.

Quando nel 2006 Laura Pausini chiese a Riccardo Cocciante di inserire la sua lo canto nel disco di cover di cantautori che stava preparando, lui le rispose che considerava quel brano un suo pezzo “minore’. Ma a lei piaceva e così non solo lo incise, ma ne fece il titolo del disco e il singolo di lancio. Risultato: Io canto ha venduto oltre due milioni e mezzo di copie nel mondo.
Questo aneddoto è significativo per riflettere sullo stato di salute della musica italiana, partendo da una domanda retorica: fra vent’anni una nuova Laura Pausini potrà incidere con altrettanto successo un disco cori brani usciti ai nostri giorni? Mimma Gaspari, per oltre vent’anni addetta alla promozione nella storica casa
discografica Rca, ha intitolato un suo recente saggio Penso che un mondo così non ritorni mai più (Baldini Castoldi Dalai) fotografando la crisi del mondo della canzone che, a dire il vero, non riguarda solo l’Italia.
Cosa è accaduto? I cantautori della vecchia scuola da oltre un decennio sembrano aver perso l’ispirazione dei bei tempi, quando dal loro cilindro uscivano capolavori come La donna cannone, Caruso o La cura. Loro stessi ne sono consapevoli e tirano avanti con dignità dedicandosi ad altre attività come la regia di opere teatrali (Lucio Dalla), la realizzazione di musical (Riccardo Cocciante), di romanzi (Francesco Guccini), di dischi di cover (Franco Battiato), o la reinvenzione multimediale di opere del passato (Claudio Baglioni con Questo piccolo grande amore, diventato film, disco e libro). Il guaio è che non c’è stato un ricambio generazionale adeguato. Le cause sono molteplici. Abbiamo discusso, oltre che con Mimina Gaspari, con il ministro della Gioventù Giorgia Meloni e con Linus, direttore artistico di Radio Deejay, Radio Capital e m2o.Le prime a finire sul banco degli imputati sono le case discografiche. Sostiene Gaspari: «Ai miei tempi quando credevamo in un artista, investivamo sulla sua carriera anche se i risultati non arrivavano subito».

Ma dove sono finiti i talent scout?
«Lucio Dalla ci ha messo dieci anni prima di esplodere: i suoi primi dischi vendevano 2-3 mila copie. Oggi invece se non fai successo subito, sei bruciato».
«Non ci sono più i produttori di una volta», aggiunge Linus, «gente che passava la vita a scovare nuovi talenti e a valorizzarli. L’ultima rimasta forse è Caterina Caselli: è lei che ha coltivato con passione artisti come Andrea Bocelli, e i Negramaro».
Seconda imputata: la radio. Figure come Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, seguite negli anni ‘70 dai dj delle radio private che sceglievano in autonomia la musica da mandare in onda, sono state sostituite dal music control, un meccanismo che fa sì che sulle principali radio ogni giorno passino solo 30-40 pezzi a rotazione, imposti dalle case discografiche. Successi decisi a tavolino, scelti non in base all’originalità, ma alla facile fruibilità. «lo lavoro in totale autonomia’, si difende Linus, «e se mi capita una canzone di uno sconosciuto che mi piace la mando in onda. Ma non me la sento di biasimare le radio che fanno scelte diverse. Le prime emittenti private erano realtà locali, costruite in larga parte sul volontariato. Oggi sono grandi aziende che non ricevono aiuti da nessuno e rispondono a logiche imprenditoriali».
Proprio su questo punto è intervenuto di recente il ministro Meloni, lanciando la proposta di sostenere le radio che valorizzano giovani talenti. «Con il ministro della Cultura Bondi, stiamo pensando a una politica di incentivi economici e fiscali più che di sanzioni, come invece avviene in Francia, dove le radio sono obbligate a programmare almeno il 40% di musica francofona. E il servizio pubblico dovrà dare il buon esempio, prevedendo su Radiorai degli spazi riservati a giovani cantanti. Ho anche parlato con il ministro Tremonti per chiedere all’Unione europea una deroga alla normativa che ci consentirebbe di abbassare l’iva sui
Cd dal 20 al 4%».
Nonostante tutto, Mimma Gasperi è ottimista per il futuro: «All’ultimo Festival di Sanremo le canzoni più belle erano quelle dei giovani. La musica sarà sempre nel Dna di noi italiani». Le classifiche di vendita confermano questo giudizio: un mese dopo la fine del Festival, i dischi di Sanremo, compreso quello del vincitore Marco Carta, stanno andando un po’ meglio rispetto alle ultime edizioni. Ma l’unico brano che tutti cantano è Sincerità, della debuttante Arisa. Una canzoncina senza pretese, ma che, specie in questo periodo di crisi, appare come una boccata d’aria fresca.
L’ha scritta il fidanzato di questa ragazza che dietro i suoi occhialoni nasconde la forte determinazione che l’ha portata a vincere due anni fa una borsa di studio al Cet, la scuola di Mogol. La favola di un’altra ragazza come lei l’ex cassiera Giusy Ferreri che, uscita da XFactor, ha venduto vagonate di dischi – dimostra che investire sul talento alla fine paga ancora. Nella musica, come in tutto il resto.

<19th, March 2009 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

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