Un affare Montesi che si è dilatato ormai nell’arco di 26 anni: dai manifesti che denunciavano sui muri la scomparsa di Emanuela Orlandi – era il 1983, lei appena quindicenne alle più vane “rivelazioni” reperibili ora anche su You Tube. Nel gorgo di questa storia penosa, delirante e terribile si formalizza nel frattempo un campionario eccessivo di piste e contro piste. Ma è come se nel fondo limaccioso di unarchetipo di sequestro senza cadavere e perciò sin dall’inizio oscurato da un mostruoso polverone rifluisse una pandemia comuni cativa capace di tenere insieme la guerra fredda elabanda della Magliana, il pontificato di Wojtyla e la tratta delle bianche, i maneggi di Marcinkus e le mene dei terroristi turchi (con la partecipazione di Ali Agca), il preteso ruolo dei servizi segreti dell’Est e di quelli nostrani. Senza contare, come accadde ai tempi della “poveraWilma”, l’esibizione di una compagnia di giro fatta di avvocati, parenti, veggenti, anonimi, mitomani, sciacalli, truffatori, fotografi convinti che Emanuela è viva e perfino ex magistrati improvvisati autori di fiction televisiva.
Non si ha idea del tempo, della passionee della tigna che Pino Nicotri, alla sua seconda prova sull’argomento, ha dedicato al giallo della ragazza svanita nel nulla. Secondo lui tutto si
è iuvece consumato, e subito, in Vaticano. Non un intrigo pazzesco, ma un atroce caso di pedofilia. In ogni caso il diavolo ci ha messo la coda e anche qualcosa di più.



















