Giuseppe Civati: Per rimorchiare su Facebook scrivi ti amo e sparisci 72 ore
L’esponente del Pd ha scritto un libro d’amore e seduzione. “Ma non sono un Franco Califano del social network”, dice. E ammette che su Internet bisogna giocare con sincerità. “Come dice Arisa nella sua canzone”. Che, a suo dire, dovrebbe diventare la colonna sonora del partito di Franceschini.
Un tempo i politici in cerca di voti e consensi andavano a Porta a Porta, cioè nel salotto di Bruno Vespa su RaiUno. Ora vanno porta-a-porta, cioè nelle case virtuali degli italiani, su Internet. Succede così che l’astro nascente del Pd, Giuseppe Civati da Monza, classe 1975, blogger, consigliere regionale in Lombardia del partito guidato da Dario Franceschini, sia l’autore di un libro sul social network più famoso d’Italia. Titolo: L’amore ai tempi di Facebook (scritto a quattro mani con Mattia Carzaniga, Zelig Edizioni). “Nulla di strano”, dice lui. “I temi trattati nel libro sono vicini ai miei studi”. Civati, infatti, ha anche una laurea in filosofia. Oltre che essere stato indicato da un sondaggio di L’Espresso come il successore ideale di Walter Veltroni alla guida del Pd. Ironia della sorte, il libro è uscito appena dopo l’elezione di Franceschini, con la prefazione di Walter Veltroni, noto estimatore di Facebook, a cui ha anche dedicato un party a Roma lo scorso 13 dicembre.
Che cosa c’entrano l’amore, Facebook e la filosofia?
L’epigrafe iniziale del libro, di Marsilio Ficino, recita: L’amore è in tutte le cose e ‘nverso tutte”. L’amore c’entra sempre. Ci interroghiamo sul tipo di relazioni che si instaurano su questo social network e sul perché abbia successo”.
Risposta?
Perché è all inclusive: su un’unica pagina hai blog, video, foto, chat, amici… E riproduce esattamente i ritmi della società: pensieri brevi, ma aggiornamento continuo.
Perché cercarli qui gli amici?
E’ un’autoanalisi collettiva che permette di incrociare persone diverse per motivi disparati. Chiedi l’amicizia perché ti piace una foto e ti ritrovi a sostenere cause di cui ignoravi l’esistenza”.
Perché cercarci l’amore?
La logistica è più semplice: non devi impazzire per cercare il numero di una ragazza, basta un click e se lei accetta l’amicizia la membrana è rotta. Di lì a dirsi “ti amo” alla seconda chat il passo è brevissimo. Certo, poi si deve discutere del valore di quel “ti amo”.
Quanto vale?
L’amore su Fb è allo stato gassoso ovunque ma impalpabile. Funziona per quello: i flirt durano mesi, ma quasi mai hanno seguito nella vita reale.
La rapidità dello strumento toglie sostanza ai sentimenti?
Non è una mancanza, soltanto un altro modo.
Tanto più che qui è facile dare di sé un’immagine accattivante…
Non è mica vero: si è più autentici qui che a un aperitivo. Se devi uscire con qualcuno per un drink, scegli il vestito, ti prepari, pensi per tempo agli argomenti di conversazione… Su Fb le bugie possono essere smascherate molto più facilmente, dagli amici e dal gruppo. Inoltre le verifiche incrociate rendono difficili le bugie.
Tipo aula di tribunale.
Oddio, detto così fa impressione. Però è vero che il gruppo ha su Fb anche una funzione di controllo della devianza: se qualcuno diventa in qualche modo molesto o sgradevole, lo si segnala ai gestori, che intervengono sulla persona segnalata.
A proposito di segnalazioni, lei era stato indicato come il successore di Veltroni, casualmente grande fan di Fb.
La prefazione “postuma” ci ha fatto pubblicità.
Che c’entra Fb con la politica?
E’ un mezzo democratico per comunicare e mettere in contatto le persone, tutte le pagine sono uguali, tutti hanno le stesse possibilità di accesso a tutto, chi ha qualcosa da dire può farlo. Ora c’è anche il “like”, “mi piace”, il grado zero del consenso, che non necessita di argomentazioni: basta un click.
Fb può insegnare alla politica proprio questa capacità di adattamento alle persone. Le regole del social network non stavano bene agli utenti? Sono state cambiate dal management. Il tetto dei 5.000 amici stava stretto ai big della Rete? Abolito. Inoltre su Fb ti metti a disposizione, ti racconti. Se lo facessero anche i dirigenti di partito i cittadini sarebbero più vicini alla politica. Una lezione di umiltà.
Franceschini neanche c’è.
Ha solo pagine di fan o detrattori. I politici dovrebbero superare la contrapposizione tra politica e resto del mondo, se no come fanno a capirlo? Il Pd è molto distante dalla gente, non sa rinnovarsi. Invito Dario a confrontarsi con noi su questo.
Noi?
I giovani del Pd.
A che età si diventa vecchi del Pd?
Non è un fatto anagrafico. Più che giovani occorre esser nuovi. Come Barack Obama: non è l’età a colpire, è la novità. E’ come sbucato fuori dal nulla.
Obamiano anche lei.
Sono nato il 4 agosto, come lui e Zapatero. Ma il mio mito è Alex Del Piero, seguito da Barack Obama e Mark Zuckerberg, il fondatore di Fb.
Sul suo blog però inneggia anche ad Arisa…
Ho caldeggiato una “operazione sincerità” per il Pd. Legga il testo della canzone, non lo trova un ottimo augurio?
Marianna Aprile



















