È un «estremista». È un «osso». Un «solengo».
«Piacere: Marco Montagna Confortola».
«Cacciatore di ottomila».
«Salvatore di dispersi».
«Conquistatore di niente».
Sopravvissuto alla spedizione sul K2 dell’agosto 2008 che fece il vittime.
Lui ci ha lasciato le dita dei piedi, congelate, amputate.
«Vuoi vedere com’erano?».
Cominciamo da lì, da quel che manca.
Tira fuori il cellulare, mostra una foto: dieci sassetti neri.
«Ci passavano la garza in mezzo, per pulire, staccavano la pelle morta, un dolore terribile. Poi quattro operazioni, lo sono allergico alla morfina, per non farmi sentire il male mi infilavano un ago di venti centimetri, cercavano il nervo con l’elettrostimolatore, ravanavano e io vedevo le stelle. Due volte così e ho preferito il dolore naturale».



















