Il libro Medici Umani, pazienti guerrieri ha vinto il Premio Letterario Merck Serono. Il saggio, scritto dal Professor Gianna Buonadonna, figura storica nell’ambito della terapia medica oncologica a livello internazionale, e da Giangiacomo Schiavi, giornalista e curatore della rubrica Dalla parte del cittadino sul «Corriere della Sera» è lo slogan di una ritrovata alleanza che Bonadonna indica per il futuro, insieme alla riscoperta del medico di famiglia, alla limitazione delle cure inutili, all’invito a investire nel volontariato e a dare più fiducia alle donne medico. Un particolare autobiografico rende ancora più autentico il messaggio del protagonista: la storia di una paziente che, ribaltando i ruoli, decide di aiutare il suo medico malato. Un messaggio di umanità in contrasto con il mercato della salute che privilegia il business a tutti i costi invece dell’onestà e del tempo donato. Con l’aiuto di un giornalista sensibile alle storie umane, Bonadonna ci restituisce l’immagine del medico che rientra a testa alta nel mondo dei pazienti.
Il Premio Letterario Merck Serono è dedicato a saggi e romanzi, pubblicati in italiano, che sviluppino un confronto ed un intreccio tra scienza e letteratura. L’obiettivo di questo riconoscimento, promosso dall’Accademia delle Biotecnologie Merck Serono, è di stimolare un interesse per la cultura scientifica rendendo accessibile anche ai meno esperti argomenti di grande attualità ma spesso trattati in modo troppo specialistico, come le nuove frontiere della medicina, la geneticaa o le biotecnologie. Promuovendo questo Premio, l’Accademia delle Biotecnologie Merck Serono intende attivare un meccanismo di reciproca contaminazione. L’obiettivo è di consentire alla letteratura di confrontarsi con le nuove frontiere della ricerca scientifica e alla scienza di avere una circolazione più vasta rispetto agli attuali ambiti, provando a riaccostare tra loro due delle più importanti forme espressive.
Per la sezione romanzi, il primo premio è andato al libro Io non ricordo dell’americano Stefan Merrill Block, impernianto su una storia di Alzheimer familiare.



















