La Stampa: Una stella cadente

Carcerazioni, sospetti, delazioni.
Nell’Ungheria staliniana degli Anni 50 la vita era un grigio inferno. Piroska, la piccola protagonista dell’Anno della stella cadente di Zsuzsa Rakovszky, è troppo piccola per capire che cos’è la dittatura della politica. Ma sa che lo zucchero filato non è più quello di un avolta, che non si possono più usare i simboli religiosi del Natale né cantare le antiche canzoni popolari. Rimasta orfana di padre a due anni, cresce a Sopron con la madre abbrutita dal lavoro, divisa nell’amore tra due uomini, indebolita negli affetti, in mezzo a maestre crudeli, aguzzini del partito, gente comune che agogna la libertà, famiglie spezzate dalla dittatura.
Rakovszky, con il suo sguardo dolente, attenta tanto alle sfumature dell’animo quanto a quelle degli oggetti e dei comportamenti umani, racconta ladiseducazione sentimentale della piccola Piroska e l’asfissia di un popolo. «Se mettiamo i fiori nell’acqua si riprendono, vero?», chiede un giorno la bambina piena di orrore. Ma la vita le insegnerà che non tutto può rinascere. Soprattutto nello spietato regime comunista di Rakosi. L’Ungheria, nel ‘56, penserà di poter rinascere. Ma i suoi sogni , come quelli di Piroska, non sono ancora maturi per essere realizzati. Indicazione per il lettore: Zsuzsa Rakovszky è nata a Sopron, nel 1950. Ogni riferimento autobiografico allo sguardo di Piroska non è puramente casuale.

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<10th, August 2009 - categoria: Rassegna stampa - commenti: Nessuno

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