Ogni anno la famiglia di Iskander Pascià, ex ambasciatore del Sultano in Europa, trascorre l’estate nel suo palazzo affacciato sul Mar di Marmara. È il 1899 e l’Impero ottomano è dilaniato da lotte intestine, fermenti popolari e dalle politiche di conquista delle grandi potenze europee. Nilofer, figlia di Iskander, dopo aver disonorato la famiglia, nove anni prima, sposando un umile insegnante greco, ritorna a casa. È lei a condurci dalla «Donna di Pietra», un antico masso dalle sembianze solo vagamente umane – a cui si arriva attraverso i frutteti, tra l’odore del timo e dell’albero del pepe – che per secoli ha raccolto le confessioni di intere generazioni. Disillusa e infelice, Nilofer sarà la prima a visitare la Donna di Pietra, ma tutti i personaggi, a turno, le affideranno il proprio dolore nascosto. Sara, moglie di Iskander, che cela un inconfessabile segreto; i figli Halil, generale dell’esercito impegnato a ordire una rivolta contro il Sultano, e Kemal, armatore di una compagnia di navigazione, tradito dalla moglie e dalla vita. Ma anche Petrossian, il fedele domestico armeno e Selim, barbiere di famiglia. Vicende minori che, sullo sfondo di un potente affresco storico e politico, illustrano il cosmopolitismo e i costumi spesso disinibiti dell’epoca (il fratello di Iskander, Memed, scaltro politico e diplomatico, ha una relazione con il barone Jakob von Hassberg). E mentre «come una prostituta ubriaca, l’Impero non sa né si cura di chi sarà il prossimo a prenderla», i protagonisti sopravvivranno alla Storia, come protetti dalla Donna di Pietra, quasi che questa strana figura preservasse quanto di più autentico c’è nell’anima, un baluardo di verità in mezzo ai miti e agli inganni di un mondo ormai in declino.



















