Un esempio di femminismo in anticipo sui tempi

Ungheria, primi del Novecento. In un convento femminile, dove la disciplina inflessibile e lo spirito conservatore affliggono da sempre suore e allieve, qualcosa è «in fermento, anche se dall’esterno si nota a malapena». Alla morte della madre superiora, le religiose, da sempre divise da conflitti repressi, si schierano tra quelle che promuovono un profondo rinnovamento – guidate da suor Magdolna – e le paladine della tradizione che vorrebbero eleggere al posto della defunta l’arcigna suor Leona. Su questo sfondo si intrecciano i destini delle donne rinchiuse in questo piccolo formicaio, gli inconfessabili, morbosi ardori tra consorelle – che paradossalmente trovano tra queste mura più libertà che non all’esterno – i goffi flirt tra due preti insegnanti e le allieve, mosse dall’impaziente desiderio di vivere. Ma anche l’ipocrita tentativo di persuadere la giovane Helén a prendere i voti per incamerare il suo patrimonio e la storia di Erzsi Király, spregiudicata ventiduenne che, pur di diventare insegnante (le donne non avevano accesso all’università), si rassegna a vivere in questo ambiente soffocante, contando poi di ottenere una cattedra nella capitale con l’aiuto del suo amante, un deputato del Parlamento…

Un’opera ispirata alla vita in convento, dal cui ricordo Margit Kaffka non seppe mai liberarsi, ora carica di sferzante ironia, ora liricamente tesa verso una tenera e struggente malinconia. Un romanzo intriso di una sensibilità straordinaria, in cui l’istinto della donna di «essere obbediente» trova come contraltare il segreto bisogno di «volere», quasi che la volontà possa germogliare come il lussureggiante giardino del convento che, a tratti, concede una tregua in questo angusto e brulicante universo.

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<11th, March 2010 - categoria: Novità - commenti: Nessuno

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