La storia del Novecento europeo è attraversata da filosofi, scrittori e giuristi che hanno condiviso l’operato e i principi dei peggiori regimi totalitari, giustificando ora il fascismo, ora il nazismo, ora il comunismo sovietico.
Perché? Com’è possibile che alcune delle migliori menti della cultura occidentale abbiano tradito gli ideali di libertà di cui pure davano prova con la loro spregiudicatezza intellettuale? Come hanno potuto accettare l’oppressione dell’uomo sull’uomo, che a parole condannavano, e addirittura collaborare con i più dispotici governi?
Mark Lilla cerca di rispondere a queste domande sottoponendo a un’accurata indagine comparata il pensiero e le scelte politiche di sei grandi della cultura europea: Martin Heidegger, Carl Schmitt, Walter Benjamin, Alexandre Kojève, Michel Foucault e Jacques Derrida. A emergere è un inquietante comun denominatore: tutti questi intellettuali hanno chiuso gli occhi di fronte all’autoritarismo, alla violenza e al terrore, perché profondamente delusi dalle ideologie e dai movimenti sociali della loro epoca.
Incapaci di dominare le proprie passioni, si sono lasciati trascinare in una sfera che mal comprendevano, quella della politica, finendo con il ribaltare le posizioni in gioco e accusare la democrazia occidentale di nascondere intenti autoritari ben più nocivi di quelli dei regimi palesemente dittatoriali.
Con uno stile lucido e accessibile, l’autore affronta di petto una delle questioni irrisolte dell’epoca contemporanea: la responsabilità dell’intellettuale di fronte al destino collettivo. Ma mette anche in luce una perdurante tendenza a rigettare le peculiarità della politica come arte del possibile in favore di una visione nichilistica e assoluta della realtà.




















un ultimo appunto, noi oggi siamo consapevoli che erano totalitarismi, ma allora? Non credo ne avessero coscienza. Gli Ebrei, per esempio, erano odiati da tutti, non parliamo degli omosessuali… insomma, quindi ecco perché i filosofi del 900 hanno ceduto o meglio dire, ne hanno semplicemente fatto parte
Perché erano delusi? Non si potrebbe anche dire, che magari ci credevano? Benjamin poi, non so cosa c’entri, mi pare che tentò di fuggire e si uccise ’sbagliatamente’ pensando di essere in trappola…poco prima della salvezza. Difficile comunque commentare un libro senza prima averlo letto e non so se lo leggerò mai, perché ne ho decine – di libri- in sala d’aspetto.
Peccato, l’idea è interessante