Un piccolo estratto del libro
Non appena comprò lo spazio che sarebbe diventato la palestra, lo scantinato di un palazzo appena costruito vicino al carcere minorile, Umbertino si girò tutta quanta Palermo per trovare allievi. Parlava con chiunque, fottendosene se avesse i requisiti fisici per riuscire a sfondare nel mondo della boxe. Abbisognavano pìccioli, doveva trovare iscritti. Con quell’acquisto, come previsto, aveva esaurito tutte le finanze. Un mese dopo l’apertura, non aveva ancora nessun allievo che, con la retta mensile, gli garantisse la sopravvivenza. Era necessario che la voce circolasse di più. Si recò nei cantieri edili, nei bar di via Libertà, allo stadio, a Mondello, al mercato di Ballarò, del Capo, della Vuccirìa, al porto, allo scàro, finché comprese che il problema non era spiegare a cosa servisse andare in palestra. Necessario era far sapere che a Palermo una palestra di boxe esisteva. Certificarne la presenza nell’immaginario delle persone. Poi, certo, la prima lezione sarebbe stata aggratìs, fare capire che lì si scolpisce il corpo così bene che le femmine avrebbero fatto la fila per leccare via il sudore dal petto. Serviva scrùscio. Dopo la finale perduta, aveva giurato a se stesso di non combattere più in incontri ufficiali. Riprese con i combattimenti clandestini, per dimostrare con il proprio corpo cosa si poteva diventare, allenandosi. Ma il punto vincente della strategia fu l’utilizzo dei due canali comunicativi più efficaci per convincere i màsculi: i preti e le pulle.
«Ascoltami buono, prete, accussì evitiamo di perdere tempo. Per ogni persona che mi arriva in palestra dalla tua parrocchia, io ti faccio avere, ogni domenica, pagata da ìddu, una offerta che tu m’avìssi a baciare le mani, prete. Quindi, quando dici messa, all’omelia ci devi consigliare ai fedeli di venire in palestra ’nni mmìa, il motivo t’u inventi tu, voi siete bravi a parlare, prete. Perché avìssero a venire in palestra? Ma come? Ma per formare un micidiale esercito della fede, cu tutti ’sti comunisti ogni giorno sempre peggio è. Io un cristiano a modo sono. Tutta la religione so, tutta quanta. C’è Gesù, figlio di Giuseppe e Maria. La sua parola è vangelo. Non uccidere, non rubare, non falsare, dieci cose così, alla Mosè. Poi, i miracoli: i pani, i pesci, la lebbra e quello spettacolare, l’acqua in vino. Però il popolo bestia sceglie Barabba e ’u Signuruzzu muore in croce, pare amen e invece no: tre giorni e risorge, tutto infuocato, cammina sulle acque, volano le colombe, i galli cantano.»
UN GRANDE ESORDIO GIÀ VENDUTO ALL’ESTERO IN:
STATI UNITI, FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA BRASILE, SVEZIA, DANIMARCA, OLANDA ISRAELE, GRECIA, POLONIA TURCHIA, UNGHERIA, FINLANDIA.




















l’estratto è bellissimo! speriamo anche il resto…
Enia e’ un genio