«È proprio quando cerchiamo di cancellare il male dalla nostra vita che rischiamo di esserne posseduti.»
Nel 1993 l’Italia fu sconvolta da un caso di omicidio familiare senza precedenti: Rosalia Quartararo uccise la figlia diciottenne e ne occultò il cadavere in una roggia della Bassa lodigiana. Per gli inquirenti il movente fu passionale: la donna si sarebbe innamorata del fidanzato della giovane e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la «rivale» con ferocia inaudita.
Rosalia fu condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le assassine più spietate.



















