Walter Bonatti, Un mondo perduto
Walter Bonatti negli anni è riuscito a conquistarsi un privilegio raro: la possibilità di vivere due vite. Dopo la stagione di scalate che lo hanno reso uno dei protagonisti della storia dell’alpinismo, ha infatti deciso di modificare i suoi orizzonti e mettersi in cammino alla volta delle regioni più lontane e affascinanti del pianeta.
Da queste straordinarie esperienze, spesso solitarie, è nato un libro di ricordi nel quale i paesaggi sconfinati diventano lo sfondo di un percorso interiore alla ricerca di sé e dell’ancestrale armonia con il pianeta Terra. Sul filo ...
Intervista esclusiva con Walter Bonatti
Dopo l'applaudito incontro al Festivaletteratura di Mantova, Walter Bonatti in esclusiva per gli utenti del sito commenta con il giornalista Roberto Mantovani lo strepitoso successo.
«Nella mia vita di scalatore ho sempre obbedito alle emozioni, all’impulso creativo e contemplativo, ma fu soprattutto praticando l’alpinismo solitario che ho potuto entrare in sintonia con la Grande Natura, e ancor più ho focalizzato i miei perché e i miei limiti.»
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L’espresso local: «La mia verità sul K2 un racconto sincero scritto con il cuore»
Alto Adige
di Sandra Mattei
«Voglio guarire per affrontare altri 8.000: un’ossessione?
No, è un modo diverso di fare le vacanze»
«Si sono scritte e dette tante cose, ma solo chi è tornato vivo può parlare dei fatti, il resto sono polemiche inutili»
Nero su bianco. La spedizione sul K2 del 2008, la più tragica della storia dell’alpinismo, nella quale sono morti in 11, raccontata da uno dei sopravvissuti. Marco Confortola, 38 anni, guida alpina di Valfurva, di quella spedizione ha scritto la sua versione nel libro «Giorni di ghiaccio. La tragedia del K2».
La Gazzetta.it: Giorni di ghiaccio sul K2
Dai pascoli della Valfurva alla seconda montagna più alta della terra: Confortola racconta la sua passione diventata tormento con quella che, nell'agosto del 2008, una delle più grandi tragedie dell'alpinismo mondiale. Le emozione di un thriller, per conoscere la fine di una storia che è costata la vita a 11 alpinisti e che ha cambiato la vita del valtellinese: sopravissuto, ma con tutte le dita dei piedi amputate
Dai pascoli della Valfurva ai giorni tragici sul K2, datati agosto 2008. C’è tutto questo nel libro in cui Marco Confortola racconta ...
Sport Week: TRAGEDIA IN CIMA AL K2
Il libro di Marco Confortola comincia dalla fine. Da quella che poteva essere anche per lui la fine di due lunghissime giornate oltre quota 8.ooo sul K2, la seconda montagna della Terra.
Siamo all'inizio di agosto del 2008 e si sta svolgendo una delle più grandi tragedie della montagna. Alla fine si conteranno ben 11 morti. Lo scalatore valteilmese s'è sdraiato nella neve, sfinito. E s'è addormentato.
Scopriremo solo verso la fine di questo Giorni di ghiaccio che a salvarlo ha provveduto un eroico sherpa nepalese, Pemba Girgi.
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L’istinto del Solengo
È un «estremista». È un «osso». Un «solengo».
«Piacere: Marco Montagna Confortola».
«Cacciatore di ottomila».
«Salvatore di dispersi».
«Conquistatore di niente».
Sopravvissuto alla spedizione sul K2 dell'agosto 2008 che fece il vittime.
Lui ci ha lasciato le dita dei piedi, congelate, amputate.
«Vuoi vedere com'erano?».
Cominciamo da lì, da quel che manca.
Tira fuori il cellulare, mostra una foto: dieci sassetti neri.
«Ci passavano la garza in mezzo, per pulire, staccavano la pelle morta, un dolore terribile. Poi quattro operazioni, lo sono allergico alla morfina, per non farmi sentire il male mi infilavano un ago di venti centimetri, cercavano il ...
Confortola: «Il mio libro sulla tragedia del K2»
È un ottimista, Marco Confortola, uno abituato a guardare avanti.
L'alpinista 38enne dì Valfurva, «cacciatore di ottomila», è uno dei sopravvissuti alla
tragedia del K2 dell'agosto scorso, in cui persero la vita undici suoi compagni di
scalata. Lui se l'è cavata con l'amputazione delle dita dei piedi: «Avevo un 43 ora ho un 35 - scherza ma ho la testa dura, più del granito. Non mi arrendo. Pochi giorni dopo l'incidente, avevo già voltato pagina».
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La Repubblica: L’alpinista scampato al dramma sugli ottomila “Il K2 è il mio incubo”
C'era la morte lassù sul K2, all'inizio di agosto dell'anno passato. Ci ha arrampicato assieme, Marco Confortola, se l'è trovata accanto mentre scendeva, è riuscito a seminarla solo quando, sul filo degli ottomila metri, lo sherpa Pemba Girgi lo ha costretto a succhiare da una bombola quel filo di ossigeno che gli ha dato le forze per barcollare verso la salvezza. L'alpinista valtellinese racconta in "Giorni di ghiaccio" in libreria Baldini Castoldi Dalai, la sua vita in quota e sopratutto l'ultima tragica impresa, l'ascensione alla seconda montagna del mondo che ...
Novità: Giorni di ghiaccio di Marco Confortola
«C’è un silenzio irreale al campo base. Sento gli occhi di tutti puntati su di me. Non dico niente. Mi avvicino al Chorten – il tipico monumento votivo buddhista – e m’inginocchio.
In questo momento sono solo.
Parlo alla montagna e le chiedo:
“Perché l’hai fatto?”
Una lacrima mi riga il viso.
“Dove sono le altre tende?” domando
a Roberto, “dove sono gli altri?”
“Sono morti.”»



